Il Tennis Club

Piu' antico d'italia

STORIA DELLA S.I.R.T.

La prima Fabbrica di Racchette

L’influenza della benemerita borghesia inglese in villeggiatura a Bordighera probabilmente fece decollare in Italia quella che forse fu la prima fabbrica italiana di racchette, la S.I.R.T., diciamo “forse” per mancanza di certezze assolute. Alla fine dell’Ottocento la salubre cittadina ligure era frequentata da una flta colonia di turisti inglesi, quasi tutti di estrazione militare, che traslocando dalle nebbie londinesi, aveva eletto come domicilio la zona costiera della Riviera dei Fiori. Bordighera era famosa per l’industria del mobile artistico e dell’arredamento in genere e gli inglesi, tutti con buona disponibilità di sterline e amanti del bello, non esitavano ad accaparrarsi i pezzi più pregiati per abbellire gli interni delle proprie ville. Queste ville, per la maggior parte circondate da parchi e giardini, disponevano in alcuni casi di un "court", teatro appassionati match tennistici. Al capitano C. W. Murray, stufo di dover organizzare per corrispondenza a Londra i “ferri del mestiere”, venne in mente, un giorno, di far costruire sul posto l’occorrente per giocare a tennis e si rivolse alla rinomata ditta di Bordighera Nada & Billour affinché, oltre ai mobili, si dedicasse, almeno in parte, alla realizzazione di racchette.

Nel giro di pochi anni, le racchette “Made in Bordighera”, con tanto di marchio inglese , conquistarono gli appassionati di tennis per le loro eccellenti caratteristiche.

La S.I.R.T. (Società Italiana Racchette Tennis), dunque, ebbe una partenza comune a quasi tutte le fabbriche italiane e forse del mondo di quei tempi: essa aveva acquisito l’esperienza necessaria nella lavorazione del legno. I fratelli Giovanni e Federico Billour, figli di uno dei fondatori della ditta, ebbero il fiuto del businnes e dopo la fine della Prima Guerra Mondiale si attrezzarono alla grande e cambiarono l’attività sociale dedicandosi esclusivamente alla fabbrica di racchette.

La S.I.R.T. andò subito a gonfie vele a tal punto da conquistare una buona fetta di mercato estero verso il quale era destinata la maggior parte della produzione. Ecco perché le racchette dirette al mercato italiano erano poche e di quelle poche non è rimasto quasi nulla nelle mani dei collezionisti soprattutto di quelle costruite nei primi due decenni.

Se dunque la ditta andava benissimo, ci pensò il regime a rovinare la festa con le famose sanzioni del 1936 che vietavano sia le esportazioni che le importazioni. Fu la svolta storica. Da una parte la SIRT che non poteva più esportare all’estero, da un’altra parte una neonata piccola società formata da due bravi tennisti, P. Giovanni Pietra e G. Stanley Prouse, che non poteva più importare in Italia le palline e le racchette Dunlop di cui era rappresentante. Furono queste le basi della nascita di una joint-venture destinata a raggiungere grandi risultati con la creazione del marchio “Maxima”. La SIRT cominciò a produrre racchette per la nuova società e la collaborazione tra le due aziende diventò sempre più compartecipe fino ad arrivare al 1971 quando la società di Bordighera, trasformata in società per azioni, cedette il 50 % dell’azienda alla Maxima che nel frattempo era diventata un piccolo impero. Le cifre ci dicono che al momento della fusione delle due ditte erano state prodotte e vendute 90.000 Maxima Torneo e 107.000 racchette di altri modelli.

Non bisogna dimenticare che la SIRT ebbe in passato un campo di produzione assai vasto per conto terzi sia per l’Italia che per l’estero. Erano molte le ditte straniere che le affidavano la costruzione di alcuni modelli, ma anche parecchie ditte italiane hanno attinto alla fabbrica di Bordighera, fra queste “Tennisa”, “P.Z.”, “Regina Sport”, “Simonis”, “Tallero” etc.

Dopo la crisi del legno la SIRT rimase presente nel mercato fino alla fine degli anni ’80, con modelli che utilizzavano i materiali di moda al momento come fibra di vetro, carbon, ceramica, grafite etc. Dopo quegli anni si esaurì il ciclo vitale. Successivamente il marchio fu ceduto alla catena di negozi  articoli sportivi VIP di Bordighera. Il titolare Franco Randone lanciò nel mercato una collezione di racchette prodotte a Taiwan fra le quali si distinse il modello superleggero “Piuma”. Dopo questa esperienza, che tuttavia portò a una vendita complessiva di circa 10.000 racchette, il marchio SIRT uscì dal mercato, congelato in attesa di tempi migliori. Per quanto riguarda il collezionismo, devo aggiungere che le racchette sono degne di attenzione per forma, materiali e design, pur non includendo nell’intera vastissima produzione modelli che si possano considerare straordinari. Il massimo della qualità si può trovare nei modelli Nova Sirt, Flyng Deer e Sirtwood tanto per citarne alcuni. Le valutazioni sono assolutamente a buon mercato poiché la grande produzione non ha mai creato modelli rari o introvabili.

RACCHETTE:

Ace of Diamonds  (1987) – Ace 3300 (1991) – Ace 7000 (1991) – Ace 7700 (1991) – Ace 9000 (1990) – Advantage (1988) – Avenger (1988) – Biancasirt (1955) – Black and White (1965) – Blue Sirt (1973/1975) – Candida (1945) – Carbon Line (1979) – Ceramic (1987) – Champion (1945) – Enneby (1945) – Europe (1978) – Evolution (1979) – Flex (1988) – Flying Deer (1953) – Futura 80 e 90 (1979) – Invicta (1945) – New Sirt (1975) – Novasirt (1953 / 1975) – Prima (1940) – Primasirt (1945) – Professional (1961) – Professional Extra (1963) – Revence (1962 ca.) – Rondine Blue (n.p.) – Sirtex (1945) – Sirtflex (1953 /1975) – Sirt Special (1955 / 1975) – Sintonia (1945 / 1973) – Sirtflex (1975) – Sirt Glass (1975) – S Graph (1987) – Sirt Line (1975) – Sirtlamina (1945 /1964) – Sirtmatch (1964 / 1973) – Sirt Royal (1964 – 1973) – Sirtwood (1967 – 1973) – Splendor (1961) - Spesila Sirt (1964) – Superb (1945) – Super Control (1989) – Super prix (1964) -  Super Match (1975 / 1978) – Victor (1945) – Victory (1973 / 1978).

TESTO TRATTO DAL LIBRO DI BEPPE RUSSOTTO “RACCHETTE ITALIANE”.

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